Pubblicato il 2 Novembre 2016

Hillary o Trump? Euro o Leganord? Chemioterapia o bicarbonato? Miseria e fallacia del pensiero binario

Con “pensiero binario” si intende quella modalità di ragionamento basata su schemi semplici, che prende in esame soltanto pochi elementi di analisi (se non è nero è bianco, se non è mio è tuo, ecc.) per arrivare a una conclusione o decisione.
Un modo di ragionare elementare che viene continuamente alimentato da quel potente apparato di azzeramento dell’intelligenza critica che oggi è diventato il sistema mediatico.
Scopo ultimo è di ridurre ai minimi termini i nostri modelli interpretativi della realtà, costringendoci a racchiudere il mondo intero in uno schema buono/cattivo, bianco/nero, in modo che si possano far accettare le peggiori nefandezze come il male minore.
I social network hanno contribuito in maniera drammatica alla diffusione del pensiero binario, a beneficio di una popolazione che non dovrà mai fare lo sforzo di andare oltre il numero due: mi piace/non mi piace.
E così eccoci alle diatribe senza fine tra sostenitori delle varie fazioni: Hillary vs. Trump, Euristi vs. Leganord, chemioterapia vs. bicarbonato. In una lotta in cui tutte le possibili sfumature vengono azzerate insieme alla reale capacità di comprensione dei problemi.

Prendiamo ad esempio la storia di Gheddafi.
Era un dittatore, certo, e non governava “democraticamente”, almeno secondo quelli che sono i dettami dell’occidente. Quindi, seguendo il pensiero binario, andava eliminato:
dittatore = cattivo -->bombardiamolo.
Il fatto che il governo di questo “dittatore" fosse un esperimento di tipo socialista in cui gli ingenti proventi del petrolio venivano socializzati a beneficio della popolazione, che infatti godeva del più alto tasso di benessere, istruzione e assistenza sanitaria di tutto il continente africano, non rientrava nella logica binaria della maggioranza del pubblico occidentale.
Così come il fatto, non secondario, che la Libia fosse una nazione costruita artificialmente (dall’occidente), che riuniva sotto un unico governo centrale decine di tribù rivali o nemiche, dove un governo democratico non avrebbe avuto possibilità di gestire alcunché, e dove invece Gheddafi, col pugno di ferro ma anche con grande sapienza e capacità di mediazione, era riuscito a creare decenni di pace, governabilità e benessere, tutto questo non conta.
È un ragionamento complesso, richiede lo sforzo di osservare le cose sotto una molteplicità di aspetti, cosa a cui l’uomo medio occidentale non è più abituato. Così è sufficiente premere il bottone della propaganda per scatenare il riflesso pavloviano:
dittatore = cattivo -->bombardiamolo.
Oggi, dopo che il massiccio e sanguinoso intervento militare ha ottenuto l’effetto sperato, la Libia senza Gheddafi è divenuta uno dei posti più instabili e pericolosi del mondo. Dove prosperano soltanto le multinazionali che possono finalmente rapinare il petrolio del popolo libico a costo zero.

Allo stesso modo il pensiero binario agisce nella querelle tra Killary e Trump. Basta far notare come la signora Clinton sia una pericolosa guerrafondaia, animata da folli propositi bellicisti, gravemente compromessa con le potenti élite militari e finanziarie del suo paese da cui ha ricevuto enormi finanziamenti, per sentirsi dire: ma allora sei per Trump? Orrore! Trump fa schifo, quindi Hillary va bene. Anzi, facciamo il tifo per lei.

E così con qualsiasi altro argomento. Ragionamenti articolati e analisi a livelli molteplici, sostituiti dal mi piace/ non mi piace, sono a favore/sono contro.
Su questo si fonda l’assoluta e inscalfibile potenza delle classi dominanti: costringere le persone nella dualità del conflitto buono/cattivo per spingerle nell’insignificanza del nulla.
Perché alla fine la somma di due forze uguali e contrarie è sempre zero.

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Pubblicato il 17 Ottobre 2016

Hamer

Hamer

Ogni volta che si ha a che fare con qualche fedele seguace di Hamer si viene investiti da un frasario ricorrente che può essere condensato in pochi concetti fideistici: “Hamer ha scoperto l’origine psichica del cancro”, “Hamer ha capito l’importanza del conflitto e del trauma nella malattia”. Secondo i suoi seguaci, Hamer sarebbe una specie di genio che è arrivato a illuminare un mondo meccanicistico, quello della medicina, dove la psiche non era mai stata considerata.

La realtà, come sempre, è “leggermente” diversa.   

Dell'origine psicosomatica dei tumori, dovuta a traumi, lutti e gravi conflitti non risolti, ne parlava sin dagli anni ‘20 del secolo scorso il medico e psicologo C. G. Jung, sostenendo che l’ipotesi meritasse di essere approfondita.

Ma già Platone sosteneva che “è follia voler curare la malattia senza considerare l’anima” e prima ancora la Medicina Tradizionale Cinese, antica di 5.000 anni, sosteneva che ogni organo è strettamente legato ad una emozione, (il fegato alla rabbia, i reni alla paura, i polmoni alla tristezza, ecc.), e che ogni emozione repressa o vissuta in maniera eccessiva contribuisce a far ammalare l’organo corrispondente.

Per tornare ai giorni nostri, nel 1962 il grande anatomopatologo italiano L.O. Speciani fu tra i primi ad esplorare diffusamente l’ipotesi di una genesi psicosomatica nel cancro. Da allora decine di studi scientifici in tutto il mondo sono andati nella stessa direzione, con risultati promettenti e sviluppi interessanti.

Le ricerche di L. LeShan e poi di Baltrusch, Kissen, Booth e molti altri, sin dagli anni ‘70 identificarono il profilo psicologico tipico del paziente canceroso: inibito, depresso, iperconformista, incapace di esprimere rabbia o ansietà. Lo psichiatra C. Bollas coniò il termine “normopatia” per definire questi atteggiamenti psichici che sono spesso preludio di malattie organiche.

In seguito Bahnson e Grossarth-Maticek evidenziarono in ogni malato di cancro una serie di disturbi della prima infanzia, disaffezione o rigidezza da parte delle figure genitoriali. E poi gli studi statistici di Solomon (1972) di Tennat e Andrews (1976), di Rees (1975) e diversi altri, evidenziarono la stretta relazione tra emozioni, stress, lutti e malattie organiche, che si associavano ad un calo del sistema immunitario e alla sua capacità di fronteggiare il cancro.

Negli anni seguenti, fino ai giorni nostri,  gli studi sugli effetti dello stress, dei traumi e delle emozioni sul sistema immunitario e di conseguenza su molte malattie, cancro compreso, si sono moltiplicati, tanto che elencarli qui richiederebbe ben più di una pagina. 

Questa mole di studi e ricerche era la premessa per lo sviluppo di una medicina integrata, che considerasse l'essere umano nella sua totalità di corpo, psiche e anima. E di una cura del cancro che lavorasse contemporaneamente su questi tre livelli.

E invece, buon ultimo, è arrivato Hamer che, ignorando o rimasticando malamente gli studi precedenti ha creato una sorta di religione ottusa, piena di dogmi e regolette, tanto puerili quanto semplici da applicare. E allora il cancro al seno destro significa esattamente questo, mentre a quello sinistro invece quest’altro. Un facile prontuario con cui tutti possono fare un'anamnesi senza bisogno di studiare i complessi e spesso contorti meccanismi della psiche umana. Forse è per questo che Hamer ha ottenuto così tanto seguito, tra persone comuni e perfino tra gli operatori sanitari. 

Se invece di proclamarsi autore di strabilianti scoperte avesse avuto l’umiltà di inserirsi nel solco delle centinaia di studi e ricerche sull’origine psichica del cancro, avrebbe potuto essere una ulteriore voce e apportare un suo contributo alla comprensione di questa malattia. Ma la sindrome del genio incompreso è una tentazione troppo forte per molti, troppi drop out della medicina. E la voglia di scandalizzare e di ergersi a martiri più forte del desiderio di essere utili.

La grave colpa di Hamer, e dei suoi seguaci, è di aver ridicolizzato il ruolo della psiche in oncologia, contribuendo a banalizzare una visione psicosomatica della malattia che era, ed è, complessa, ricca e potenzialmente molto produttiva. Se oggi l’establishment delle “terapie ufficiali” può ancora permettersi di ignorare o screditare l’ipotesi psicosomatica del cancro è anche grazie alle cialtronerie di chi gliene ha offerto l’opportunità su un piatto d’argento.

 

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Pubblicato il 14 Ottobre 2016

Il Pensiero Magico in Oncologia

Capita ogni tanto di leggere un articolo come questo, che promette nuove mirabolanti cure al male del secolo. Addirittura si parla di “sciogliere il cancro”, come se fosse un ghiacciolo. Un farmaco del genere, ammesso che funzioni, potrebbe certo essere migliore di chemioterapie devastanti come il cisplatino e la ciclofosfamide, sostanze fortemente cancerogene che vengono iniettate in vena per la cosiddetta “terapia” di cancri difficili.

Però l'idea di un farmaco miracoloso che risolva definitivamente il problema cancro è un po’ l’illusione dei nostri tempi, un pensiero magico elementare che accomuna gli artefici della ricerca oncologica ufficiale e i seguaci delle cosiddette “terapie alternative”.

I primi credono che questo farmaco verrà prima o poi scoperto in qualche laboratorio futuristico attraverso strumentazioni sempre più sofisticate e, naturalmente, sempre più ingenti finanziamenti.

I secondi credono che basterà finalmente sdoganare rimedi come il veleno di scorpione, l’olio di cannabis o il bicarbonato per guarire presto e bene.

Ortodossi e “alternativi” accomunati da un pensiero magico e una filosofia di fondo, fallace quanto improduttiva a livello terapeutico, che vede il cancro come un alieno cattivo, arrivato da chissà dove, che deve essere combattuto ed eradicato con armi sempre più potenti ed efficaci.

Per quello che ho compreso in questi anni di ricerche e studi personali, credo che il cancro si una malattia sistemica, non riducibile solo a singole "cellule impazzite", ma a uno squilibrio generale dell’intero psico-soma. E questo squilibrio è sempre dovuto a una serie di concause che si alimentano a vicenda nella nascita e la progressione della malattia.

Come ha osservato il filosofo e scienziato Ervin Laszlo “Il riduzionismo è la via sbagliata per tentare di guarire qualsiasi sistema complesso, sia esso una comunità di di cellule o di uomini. Una cellula, un essere umano sono ciò che risultano essere in rapporto al contesto e alle relazioni che intrattengono con le altre cellule e con gli altri individui” (1)

Se questa affermazione è vera, allora l’unica cura definitiva sarà una terapia globale e si troverà solo dall'integrazione dei tre livelli dell’essere umano, fisico, psichico e spirituale.

Una terapia integrata per la cura del cancro dovrà considerare l’importanza fondamentale della corretta alimentazione, la regolazione attraverso il microbiota intestinale del sistema immunitario, la comprensione attraverso l'Epigenetica dei veri meccanismi attraverso cui si esprime il DNA, la predisposizione psicologica a certe malattie e la capacità di superare i traumi subiti e infine, perché no, la risposta alla domanda più importante, che è quella di dare uno scopo e un senso alla propria vita.

 

 

(1) tratto da “Il cancro e la ricerca del senso perduto” - Pier Mario Biava, Ed. Springer 2015

 

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Pubblicato il 8 Luglio 2016

La vera storia del cancro di Steve Jobs

Quando si cerca di denigrare certe terapie alternative per il cancro, specialmente quelle basate su un radicale cambio di alimentazione, viene spesso citata la storia di Steve Jobs. Il mago della Apple, secondo una leggenda abilmente propalata da certi sacrestani della scienza, una volta scoperto un cancro al pancreas avrebbe rifiutato i trattamenti "ortodossi" (chemio, radio e chirurgia) per affidarsi a una non meglio specificata dieta vegana o fruttariana, a seconda delle fonti e delle versioni. Questo errore clamoroso di prospettiva sarebbe stata la causa della sua morte.

Ora immaginare che il povero mr. Apple fosse un credulone privo di discernimento e carente di adeguate informazioni sia davvero piuttosto arduo. Ed infatti, analizzando la cronologia della sua malattia, si scoprono cose completamente diverse. Facendo una veloce ricerca in rete si può trovare che:

OTTOBRE 2003: A Steve Jobs viene diagnosticata una rara forma di cancro al pancreas e - secondo quanto riportato da Fortune - per evitare un'operazione inizia a cambiare la propria dieta, ma nove mesi dopo si sottopone ad un intervento chirurgico (duodenocefalopancreatectomia).

In realtà, come riporta qui un giornalista serio, Massimo Mantellini (1):

«Steve Jobs non aveva un “normale ” tumore al pancreas. Quello che gli è stato diagnosticato nel 2003 non era un adenocarcinoma ma un tumore (assai più raro) delle cellule neuroendocrine pancreatiche. Nel pancreas su 100 tumori 95 sono tumori molto maligni (adenocarcinomi) nel 5% dei casi sono tumori di questo tipo (insulinomi, vipomi, gastrinomi ecc). Capita che simili neoplasie siano seguite nel tempo proprio in virtù della loro modesta aggressività e posso capire che Jobs abbia scelto di non operarsi subito. A quanto sembra ad una successiva TC di controllo la massa era cresciuta e il paziente, vegano o no, è andato “correttamente” all’intervento chirurgico».

Ed infatti il 1 AGOSTO 2004 Jobs esce allo scoperto e comunica, per la prima volta, di essersi sottoposto con successo a un intervento chirurgico per la rimozione del cancro. L'operazione ha rimosso il tumore in tempo e Jobs ha detto di non aver avuto bisogno di chemioterapia o radiazioni. durante la sua assenza Tim Cook aveva assunto la guida della società.

12 GIUGNO 2005: In un discorso alla Stanford University, Jobs parla della sua lotta al cancro e racconta che i medici gli avevano dato non più di sei mesi di vita. Il cancro si era poi rivelato di una forma «curabile» con un'operazione e «di stare bene di nuovo».

Tre anni dopo, il 23 LUGLIO 2008 Il New York Times riporta che Jobs ha comunicato al consiglio di amministrazione di Apple di essersi liberato del cancro. Secondo il NYT Jobs si era sottoposto a un intervento che lo aveva fatto dimagrire.

9 SETTEMBRE 2008: Jobs, lanciando il nuovo iPod, appare magro ma ironico: presentando il lettore scherza sulla sua salute. «I report sulla mia morte sono esagerati».

3 OTTOBRE 2008: Voci su un infarto di Jobs fanno scendere il titolo del 5,4%. Apple smentisce seccamente e le azioni Apple risalgono. Jobs scherza sulle indiscrezioni sul suo infarto e, lanciando un notebook, fornisce al pubblico la sua pressione sanguigna.

16 DICEMBRE 2008: Apple annuncia che Jobs non partecipa alla MacWorld Conference. E l'annuncio riporta alla ribalta le indiscrezioni sulla sua salute.

GENNAIO 2009: Jobs in una lettera aperta comunica di accusare uno squilibrio ormonale che gli fa perdere peso. Jobs si prende un congedo per malattia e cede a Cook le attività day by day di Apple fino a giugno perché i suoi problemi di salute si sono rivelati più seri del previsto.

20 GIUGNO 2009: Il Wall Street Journal riporta che Jobs si è sottoposto a un trapianto di fegato a Memphis, nel tentativo di conservare la funzione dell’organo dopo che il cancro si era diffuso oltre il pancreas. Il trapianto lo ha obbligato anche a una terapia anti-rigetto di soppressione immunitaria, che ha un notevole impatto sull’organismo.

30 GIUGNO 2009: Jobs ritorna al lavoro.

17 GENNAIO 2011: Jobs si prende un altro congedo per malattia. Cook assumere le attività day by day.

24 AGOSTO 2011: Jobs di dimette da amministratore delegato di Apple.

5 OTTOBRE 2011, Steve Jobs muore a 56 anni, a causa di una recrudescenza del carcinoma con conseguente arresto respiratorio.

Ecco, a voler essere sarcastici, se davvero Jobs ha curato con la dieta il suo terribile cancro al pancreas ed è vissuto ben otto anni dalla diagnosi si dovrebbe parlare di un successo straordinario (2). La realtà, come sempre, è piuttosto diversa da quello che vi hanno raccontato.

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(1 ) http://www.ilpost.it/massimomantellini/2011/10/10/la-malattia-di-steve-jobs/
(2) nel 2006 solo in Italia 10.206 casi di tumore del pancreas, con 9277 decessi (dati del reparto di epidemiologia dei tumori Istituto Superiore di Sanità: www.iss.it ). Purtroppo, al momento della diagnosi, l'80 per cento dei pazienti non sono più operabili, a causa della presenza di metastasi a distanza o dell'invasione di organi contigui. Solo dal 3 al 5 per cento di loro riescono a sopravvivere a 5 anni dalla diagnosi. L'intervento è tra i più difficili e rischiosi. La media di mortalità operatoria, nei centri con un numero alto di interventi eseguiti, si attesta attorno al 3%, con tasso di complicanze elevato (circa il 50%).

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Pubblicato il 25 Gennaio 2016

Nessuno ha più risposte che contano, perché nessuno pone più le domande giuste. Tanto meno la scienza, che in Occidente è stata asservita ai grandi interessi economici e messa sull'altare al posto della religione. Così lei stessa è diventata "l'oppio dei popoli", con quella sua falsa pretesa di saper prima o poi risolvere tutti i problemi. (Tiziano Terzani)

I Sacrestani della Scienza

C'è un'idea di scienza che ha preso piede in questi anni grazie a una massiccia opera di banalizzazione e divulgazione a senso unico, che non tiene conto della reale complessità dei fatti ma si propone piuttosto la creazione di una narrazione leggendaria. Una specie di nuova religione laica, piena di miti e di dogmi scolpiti nella pietra come moderne tavole mosaiche. Secondo questa vulgata la Scienza, naturalmente con la S maiuscola, sarebbe l'unica portatrice di verità, anzi, della Verità, e l'unico modo possibile di interpretare il mondo: la Scienza come metro e misura di tutta la nostra esistenza. Questa parodia di pensiero, per quanto illusoria e intrisa di inconsapevole sottotesto religioso, è così diffusa e propagandata che è difficile far comprendere anche agli spiriti più liberi la sua fallacia e la sua pericolosità.

Gli scienziati veri, e quelli che oggi possono fregiarsi del titolo sono davvero pochi, sanno che la scienza non è la "Verità", ma è solo uno dei modi di interpretare determinate porzioni di realtà, e che questa interpretazione non è immutabile perché è condizionata dalle premesse stabilite a priori, il “paradigma” (1). E i ricercatori, che oggi si muovono in ambiti sempre più ristretti e specialistici, non mirano a stabilire “Leggi Universali”, ma a formulare delle ipotesi e a trovare delle connessioni, ben sapendo, come la fisica quantistica ha dimostrato (2), che i “fatti” non hanno nessuna “oggettività”, dipendendo sempre dall'interpretazione che ne viene data. Spesso nuove scoperte nascono da una semplice reinterpretazione di fatti conosciuti, ma analizzati da prospettive diverse.

Invece oggi su internet e sulla carta stampata pullulano questi pseudo-razionalisti, che hanno fatto della loro idea di scienza una sorta religione laica e ottusa. Per questo li definisco "sacrestani della scienza". Hanno poche idee, somiglianti a fissazioni, e le difendono con virulenza su forum, blog e social network. Secondo questi personaggi tutto ciò che c'è da sapere è quello che loro sanno già. Non cercano di capire teorie nuove o scoprire altre possibilità, vogliono solo tradizionalissime conferme alle loro ristrette conoscenze. Non cercano una crescita delle idee ma la mummificazione del pensiero. Per loro ogni eclettismo ed ogni sincretismo sono una sfida all'ortodossia, e ogni tentativo di mettere i fatti sotto prospettive diverse una inutile polemica da relegare al passato. Infatti la frase preferita dei sacrestani è: “Non vorremo mica tornare al Medioevo?”, e naturalmente la loro immagine del Medioevo è quella dei sussidiari di scuola elementare: pestilenze e streghe bruciate sul rogo. (3)

Invece di coltivare il dubbio, principale strumento dell'uomo razionale, rifiutano di comprendere tutto quello che mette in crisi le loro assunzioni sclerotizzate. Citano a sproposito Galileo, ma non capiscono che i Bellarmino, il cardinale che si rifiutava di guardare nel cannocchiale, oggi sono loro. Così, pur di difendere il loro piccolo sapere acquisito, i sacrestani della scienza fanno una feroce resistenza a tutte le idee nuove o alternative.

Eppure la scienza, (quella vera e non la parodia da rotocalco che difendono), è sempre in continua evoluzione ed è proprio questo che la differenzia dalla religione: rimettere in discussione il sapere acquisito è l'unico modo per far avanzare la conoscenza. Le idee nuove sostituiscono quelle vecchie, in un processo continuo e inevitabile. Altrimenti ancora oggi crederemmo alla terra piatta o alla teoria del flogisto. Così, ironia della sorte, quelli che affermano di voler difendere la Scienza oggi sono i suoi principali nemici, sclerotizzandola a religione dogmatica senza dei. Del resto solo uno spesso fondo di ignoranza può giustificare certe convinzioni. La storia di tante scoperte scientifiche, costellata di rivalutazioni postume e continui ripensamenti, sta lì a testimoniarlo.

La teoria della Deriva dei Continenti ne è un esempio eclatante. Elaborata da Alfred Wegener nel 1912 sulla base di acute osservazioni morfologiche, venne ridicolizzata come un'ipotesi “fantasiosa” perché i modelli fisici e matematici del tempo non riuscirono a dimostrarla. Il fatto è che quei modelli erano sbagliati, o perlomeno inadeguati. Fu solo quando si svilupparono modelli più evoluti che la Deriva dei Continenti trovò una conferma che portò a sviluppare la teoria della Tettonica a Placche, oggi universalmente accettata.

Di esempi del genere la storia della scienza è piena. In un post dei mesi scorsi ho riportato la triste vicenda del dott. Semmelweiss, scopritore dell'antisepsi, e di come la sua intuizione così semplice e geniale venne ferocemente osteggiata dai suoi contemporanei. Quante anni passarono e quante persone dovettero morire prima che la comunità scientifica accettasse un fatto che oggi diamo per scontato?

Ecco, qui sta il vero problema: finché si parla di branche tecniche specialistiche che non hanno ricadute immediate sulla nostra esistenza, come la fisica delle particelle o teoria del Big Bang, possiamo tranquillamente infischiarcene e lasciare questi fanatici nel loro brodo di certezze immutabili. Ma quando certe crociate scientiste condizionano pesantemente la nostra vita e la nostra salute allora dobbiamo essere molto attenti a quello che i sacrestani e i loro precettori vogliono imporci.

Guardiamo la medicina contemporanea, in particolare l'oncologia, un settore divenuto ricchissimo in maniera inversamente proporzionale ai risultati raggiunti. Non è un mistero per nessuno che il presunto successo dell'oncologia ufficiale (anche volendo prendere per buone le statistiche ufficiali addomesticate da trucchi e escamotage metodologici) si riduce a meno di un misero 50% di guarigioni. Insomma, la Scienza Ufficiale ne salva al massimo uno su due. Come è stato acutamente osservato, se un ingegnere dicesse che i suoi ponti sono sicuri al 50% e che la metà è destinata a crollare, lo faremmo rinchiudere. Invece i sacrestani, con religioso fervore, si schierano per tutto l'armamentario dell'oncologia ufficiale, chemio e radioterapia comprese, bollando di ciarlataneria chiunque osi proporre terapie naturali, alternative e non invasive.

Inutile spiegargli che molti dei metodi cosiddetti “alternativi” hanno delle basi logiche molto più fondate dell'oncologia odierna. (4) E che la maggior parte delle terapie non invasive mira a rimettere in sesto il sistema immunitario, principale arma di guarigione, mentre la chemio e le altre inutili pratiche lo distruggono. (5) E che alcune sostanze relativamente innocue e poco o nulla costose, come ad esempio il vischio, l'artemisia annua o l'acido ascorbico endovena, hanno avuto diverse conferme da quei pochi laboratori che hanno potuto sperimentarle. (6) E che però molte sostanze valide non vengono testate perché costano pochissimo, non sono brevettabili, e quindi inadatte a produrre profitti.

Non c'è niente da fare, non è “scientificamente approvato” dall'Autorità, la loro religione non lo prevede e quindi non esiste. Sono tutti dei ciarlatani, dei truffatori da punire.

A voler essere buoni si potrebbe pensare che lo facciano per un fine utile, per difendere la salute di quei poveretti che si affidano a certe terapie dubbie come l'omeopatia o l'agopuntura. Perché secondo i sacrestani il problema è questo: chi si affida a pratiche innocue rischia comunque la vita perché evita di sottomettersi alle “cure scientifiche approvate”.

Eppure è un dato statistico che le malattie iatrogene sono tra le principali cause di morte nel mondo occidentale. Che la chemioterapia fa sviluppare nuovi tumori più aggressivi. (7) E che diverse ricerche statistiche effettuate tra i medici negli USA e in Australia (paesi medicalmente avanzati) rivelano che, quando si ammalano di cancro, tre medici su quattro rifiutano le terapie “ufficiali”. E che (si potrebbe andare avanti per ore), decenni di statistiche sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici mostrano che non ci sono significative differenze di prolungamento della vita tra chi si sottopone alle cure ufficiali e chi invece omette di curarsi.

Ma niente, neanche le statistiche bastano a convincerli. Tutto quello che non conferma i loro vecchi pregiudizi è falso, pericoloso e soprattutto va severamente punito. Perché questo è il sogno dei sacrestani della scienza: un mondo orwelliano dove le idee e le scelte possibili siano solo quelle ufficialmente approvate.

Ma approvate da chi? Chi è che decide cosa è Vero e Giusto?

È un problema che i sacrestani hanno risolto a monte: le cure approvate dall'Autorità. E non importa che oggi l'Autorità, soprattutto nel campo della ricerca medica, sia l'espressione di un coacervo di interessi economici enormi, dove a farla da padrone sono i colossi di Big Pharma. Potentissime multinazionali quotate in borsa che, attraverso i finanziamenti concessi o negati, condizionano laboratori, ricercatori e riviste specializzate, decidendo quali siano le ricerche “scientifiche” da approvare e pubblicare e quelle invece da occultare e distruggere. Detto per inciso, nel solo 2013 i guadagni globali di Big Pharma hanno superato i 76 MILIARDI di dollari. (8)

I sacrestani, come i tacchini di Popper, non vengono mai sfiorati da alcun dubbio (9). Nella loro visione le multinazionali di Big Pharma lavorano per il benessere dell'umanità e non per i profitti degli azionisti. Siamo noi, poveri fessi irrazionali, che non lo abbiamo capito.

Così, quando la malattia colpisce, mentre i “creduloni” come noi provano a curarsi con terapie perlomeno innocue e gratuite (10) (11) (12), questi intelligentoni dall'acuto spirito critico si affidano sereni e fiduciosi alla chemioterapia, alle amputazioni del bisturi e alle altre meravigliose e costosissime devastazioni della medicina “scientifica” contemporanea. Con quali esiti lo sappiamo.

Valga un esempio per tutti: il giornalista Giovanni Maria Pace, massimo divulgatore del Pensiero Scientifico Ufficialmente Approvato e feroce combattente di ogni “eresia”, si ammalò di cancro all'età di 64 anni. Il suo motto era: “Sapere per controllare, per non farsi mai fregare". Naturalmente morì in brevissimo tempo, dopo essersi sottoposto a tutta la terribile trafila delle devastazioni scientificamente approvate. Chissà se alla fine gli è mai balenato il dubbio che a fregarlo sia stata proprio la sua fede ottusa nello scientismo. (13)

Io ne dubito. Ma del resto lo avrete capito, i sacrestani della scienza, per una sorta di selezione darwiniana autoindotta, sono i migliori alleati dei propri becchini. Per questo non ha senso combatterli. Lasciamoli nelle loro illusioni. Credono nell'utilità dei test genetici? Li facciano. Vogliono la chemio, la radio e il bisturi? Le facciano. L'importante è che non tocchino il nostro diritto di scegliere da quali “ciarlatani” farci curare.

La libertà di cura deve essere garantita a tutti. La selezione naturale farà il resto.

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NOTE:

(1) sul concetto di paradigma e su come sia determinante nella ricerca scientifica vedi “La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche" – Thomas Kuhn

(2) Una delle principali scoperte della fisica delle particelle è che il ruolo dell'osservatore non può essere separato dall'osservazione, poiché ne influenza i risultati. Un definitivo colpo al mito dell'oggettività dei fatti.

(3) Del resto gli ignoranti non sanno nulla del Medioevo, della magnifica armonia dell'architettura cistercense, della straordinaria sapienza ingegneristica delle cattedrali gotiche, del ruolo fondamentale della donna e dell'amor cortese, dell'invenzione delle università, così come le tante altre scoperte e creazioni di un epoca straordinaria. Non hanno mai letto, non dico Le Goff, ma nemmeno quel piccolo, meraviglioso saggio di Regine Pernoud. Sono fermi nei loro saldi pregiudizi da scuola elementare. E a nulla serve spiegargli che le streghe cominciarono ad essere bruciate in maniera sistematica nei secoli della “ragione” e che le pestilenze caratterizzarono tutte le epoche dell'umanità, dall'antica Grecia fino a tutto il 1800. I sacrestani restano lì, fermi nella triste palude delle loro immutabili certezze.

(4) vedi ad esempio questo video: https://www.youtube.com/watch?v=gAGMfz2ZSvA

(5) o anche questo: https://www.youtube.com/watch?v=x7susH38610​

(6) alcuni articoli scientifici sull'efficacia della Vitamina C in oncologia:

1- http://www.pnas.org/content/102/38/13604.full

2 - Chen Q, Espey MG, Sun AY, Pooput C, Kirk KL, Krishna MC, Khosh DB, Drisko J, Levine M. - Pharmacologic doses of ascorbate act as a prooxidant and decrease growth of aggressive tumor xenografts in mice. Proc Natl Acad Sci U S A. 2008 Aug 4.

3 - Riordan HD, Riordan NH, Jackson JA, Casciari, J.J., Hunninghake, R, Gonzalez MJ, Mora, E.M.,Miranda-Massari, J.R., Rosario, N., Rivera, A.: Intravenous Vitamin C as a Chemotherapy Agent: a Report on Clinical Cases. Puerto Rico Health Sciences J, June 2004, 23(2): 115-118.

4 - Murata A, Morishige F and Yamaguchi H. (1982) Prolongation of survival times of terminal cancer patients by administration of large doses of ascorbate. International Journal of Vitamin and Nutrition Research Suppl., 23, 1982, p. 103-113. Also in Hanck, A., ed. (1982) Vitamin C: New Clinical Applications. Bern: Huber, 103-113).

(7) http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/06/cancro-nature-chemioterapia-puo-rendere-immune-tumore-alle-terapie/318260/

(8) Un articolo illuminante su come queste multinazionali possano essere totalmente prive di scrupoli: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/05/case-farmaceutiche-quanto-guadagna-big-pharma-sulla-nostra-malattia/939933/

(9) http://pensierolaterale.over-blog.com/2016/01/angelina-jolie-e-i-tacchini-di-popper.html​

(10) Nel suo libro “Cretinismo Scientifico” il giornalista Maurizio Blondet racconta la sua esperienza di malato di cancro: dopo una terribile diagnosi di cancro ai polmoni (uno dei più letali, con un 5% scarso di sopravvivenza) gli venne proposta una pesantissima “cura” a base di cisplatino e ciclofosfamide, due dei chemioterapici più tossici e letali, più una radioterapia “di supporto”. Per sua fortuna ebbe il coraggio di rifiutare ogni tipo di trattamento “ufficiale” preferendo una terapia a base di vitamina C endovena. Oggi, a distanza di 5 anni, Blondet è perfettamente guarito. Il suo medico, che gli ha somministrato questo trattamento risolutivo e privo di effetti collaterali, ovviamente sta passando dei guai con la giustizia e con l'Ordine dei Medici.

(11) Qui la testimonianza di Arturo Villa, dichiarato malato terminale per un tumore metastatico al fegato, che è totalmente guarito in pochi mesi con una dieta strettamente vegetale-crudista: https://www.youtube.com/watch?v=A2ve1J4AuYY&index=17&list=FLA37KVAHhVQ7H55b7IPvmxg

(12) E da ultima, la testimonianza di Cris Wark, giovanissimo malato di cancro III stadio al colon, che ha rifiutato radio e chemio ed è guarito con una dieta vegetale e una regolare attività fisica. https://www.youtube.com/watch?v=AET-fNy9jxk

(13) http://www.galileonet.it/2013/10/quanto-ci-costa-la-cattiva-scienza/

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Con tag #Scientismo

Pubblicato il 22 Gennaio 2016

Angelina Jolie e i tacchini di Popper

La storia della inutile mutilazione che si è auto-imposta la povera Angelina Jolie dietro suggerimento dei suoi medici, non sappiamo se più incompetenti o disonesti (1), sicuramente più interessati al ritorno pubblicitario ed economico che alla salute della loro paziente famosa (2), è un esempio eclatante della fiducia cieca e totale in certe "verità" o "scoperte" della scienza, caratteristica della nostra epoca.

Questa fiducia ha una componente irrazionale che è tanto più forte quanto più chi la nutre vive lontano dal mondo della scienza vera. Non è un caso che a cadere spesso vittime di questa fede nella "religione scientifica" siano attori, atleti, politici e giornalisti.

Chi invece abbia frequentato seriamente e a lungo facoltà e laboratori scientifici ha probabilmente acuito il proprio senso critico nei confronti di certe "verità", che non sono mai assolute o definitive, perché la caratteristica del progresso scientifico è di rimettere sempre in discussione quelle che solo ieri sembravano certezze assodate.

Inoltre chi conosca a fondo il modo in cui oggi vengono elaborate e diffuse al pubblico queste "scoperte" sa che i miliardi di dollari profusi dalle multinazionali che finanziano le ricerche e ne detengono i brevetti contano molto di più che la "verità" e il benessere ultimo dell'umanità.

Uno sguardo critico ci consentirebbe di non prendere per oro colato ogni "scoperta scientifica” che leggiamo sui giornali. E capire che spesso dietro a ogni notizia sensazionalistica ci sono uffici stampa ben pagati e un lavoro di marketing incessante. Ma bisogna essere avveduti, informati e molto scaltri per poter conoscere il lato oscuro della ricerca, soprattutto in campo medico. Altrimenti, prendendole per oro colato, si finisce come la povera Angelina Jolie per fare la fine dei tacchini di Popper.

L'aneddoto dei "tacchini di Popper" è conosciuto nell'ambito della filosofia della scienza col nome del noto epistemologo, anche se in verità il primo a raccontarlo, per irridere l'induttivismo, fu B. Russel. Lo scrittore e filosofo Igor Sibaldi ne ha dato una versione ampliata e tragicamente divertente che ben si adatta alla nostra storia, e così ve la riporto:

“Un tacchino che, vivendo dalla nascita nella sua tacchinaia, si mettesse ad osservare la propria vita quotidiana, potrebbe dedurne senza ombra di dubbio che il suo mondo è ben organizzato e accogliente, privo di predatori e protetto contro le intemperie. Osservando poi quello strano bipede senza piume che compare ogni giorno a ore fisse per portargli del cibo, ne dedurrebbe che questo essere venera i tacchini ed è stato creato apposta per nutrirli. Il tacchino potrebbe vivere per anni con queste convinzioni, confortato dalle sue osservazioni giornaliere. Nulla contraddirà questa opinione fino al momento in cui, costretto a una tardiva illuminazione, si troverà nel forno contornato dalle patate”.

Così le osservazioni superficiali che possiamo fare nella nostra tacchinaia, il mondo "civilizzato" in cui viviamo, ci spingono a credere che la scienza e la medicina delle multinazionali lavorino incessantemente per migliorare la nostra salute. Tecnologie futuristiche, nuovi e sempre più accurati esami, test genetici e tutto l'inesauribile armamentario che l'industria medica ci mette a disposizione sembrano creati solo ed esclusivamente per farci stare sempre meglio.

Solo quando osserviamo con acume e spirito critico queste “meravigliose scoperte”, magari perché ci troviamo a subirle personalmente, ci accorgiamo che il fine ultimo di tanta disponibilità e abbondanza tecnologica non siamo noi, gli esseri umani, ma gli utili che se ne possono trarre. Non è certo casuale che l'introito globale dei colossi farmaceutici mondiali (comunemente definiti "Big Pharma") ormai si aggiri intorno agli 80 miliardi di dollari annui.

Un esempio che vale per tutti: l’acido zoledronico, un chemioterapico oncologico prodotto dalla Novartis sotto il brand Aclasta, costa all'azienda 105 Euro al Kg. Ma quando viene venduto come farmaco finito ha un costo al pubblico di 111.472.000 euro al Kg. Un milione di volte di più! (3)

Come mai, vi chiederete voi? Be', se proprio non sapete dare una risposta, allora prendete per buona quella del tacchino: Big Pharma lavora per il nostro benessere e la nostra salute, mica per i profitti degli azionisti.

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(1) come spiegato in un altro post, le mutazioni genetiche dei BRCA1 e BRCA1 NON portano inevitabilmente il cancro al seno. Anzi, ci sono migliaia di possibili mutazioni geniche dei BRCA 1 e 2 che in realtà riducono il rischio di cancro al seno. La mutilazione preventiva sulla base di un ipotetico rischio è una barbarie da cerusici di altri tempi.

(2) Quando una famosa star si sottopone a determinate terapie, l'emulazione da parte di tante persone nel mondo globalizzato è automatica e massiccia.

(3) http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/05/case-farmaceutiche-quanto-guadagna-big-pharma-sulla-nostra-malattia/939933/

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Pubblicato il 31 Ottobre 2015

Quello che i medici di Angelina Jolie non le hanno detto a proposito del gene BRCA prima della sua doppia mastectomia
Un articolo di Veronique Desaulniers, naturopata, guarita dal cancro al seno grazie alle cure naturali. L'ho tradotto velocemente, col mio inglese imperfetto. Qui trovate l'articolo originale, tutti i contributi per migliorare la traduzione sono benvenuti: http://thetruthaboutcancer.com/angelina-jolie-brca-gene/

Nel 2013, l'attrice, regista e attivista dei diritti umani Angelina Jolie ha fatto notizia annunciando che aveva subito una doppia mastectomia preventiva. Il motivo: una storia familiare di cancro al seno (sua madre era morta per questo) e quello che lei chiama un "gene difettoso", riferendosi al gene BRCA (BRCA 1).
La Jolie è una donna di talento ed estremamente intelligente. Non posso giudicare la sua decisione personale di scegliere questa linea di condotta riguardo la sua propria salute. La decisione di una donna, quando si tratta di cancro al seno, è personale e deve essere rispettata. Quando però quella donna è una celebrità e decide di discutere la questione in un forum pubblico con questioni mediche che, nel migliore dei casi, sono discutibili, questo diventa motivo di preoccupazione.
Per me la sua decisione pone la domanda: i medici della signora Jolie le hanno raccontato tutta la storia riguardo il BRCA1? Ho il sospetto che non l'abbiano fatto. Se le avessero detto tutta la verità, avrebbe ancora scelto la decisione che ha preso?


La verità: le mutazioni genetiche dei BRCA1 e BRCA1 NON portano inevitabilmente il cancro al seno

La decisione di Angelina Jolie di rimuovere entrambi i seni si è basata su consiglio di medici professionisti - medici, chirurghi, oncologi (senza dubbio lei ha avuto accesso ai migliori). In un editoriale per il New York Times, la Jolie ha dichiarato: "I miei medici stimavano che avessi un rischio del 87 per cento di cancro al seno e un rischio del 50 per cento di cancro ovarico, anche se il rischio è diverso nel caso di ogni donna (...) Solo una piccola parte dei tumori al seno è determinato da un gene ereditario mutante. Quelli con un difetto nel BRCA1 hanno in media un rischio del 65 per cento di averlo ".
Il commento qui sopra porta a credere che il BRCA1 rappresenti solo un difetto, probabilmente mortale. Ma questa è soltanto una mezza verità. Prima di tutto, il BRCA1 e BRCA2 (che si distinguono per il cancro al seno 1 e 2) sono geni onco-soppressori. Essi producono una proteina che aiuta a riparare i danni al DNA causati, secondo il National Institute of Health, da "radiazioni naturali e mediche o altre esposizioni ambientali." Se c'è una mutazione in questo gene, ciò che sta realmente accadendo è che il gene non sta facendo il suo lavoro. Cioè il danno al DNA non viene riparato, portando così ad un maggiore rischio di cancro.
La seconda precisazione che deve essere fatta riguarda la determinazione statistica che la signora Jolie ha menzionato nel suo editoriale: "Quelli con un difetto nel BRCA1 hanno in media un rischio del 65 per cento di avere [il cancro al seno]."
Due fattori offuscano questo messaggio semplicistico che la medicina convenzionale sta promuovendo in massa al grande pubblico.
In primo luogo, secondo il National Cancer Institute, fino a oggi non ci sono stati studi a lungo termine sulla popolazione generale riguardanti il BRCA1 o il BRCA2.
In secondo luogo, ci sono letteralmente migliaia di possibili mutazioni geniche dei BRCA 1 e 2, molte delle quali in realtà riducono il rischio di cancro al seno. Secondo uno studio del 2011 condotto dalla University of California, San Francisco, "Sembra che alcuni polimorfismi possano effettivamente avere un effetto protettivo."


L'espressione genica non è il fattore maggiore che determina il cancro al seno

I giorni in cui si credeva che il DNA di una persona fosse il suo destino sono finiti. La crescita di studi nell'area dell'epigenetica sta rivelando la schiacciante influenza dei fattori ambientali nella proliferazione della malattia. L'esposizione alle sostanze tossiche e le scelte di vita tossiche, tra cui lo stress, possono rappresentare fino al 95 per cento dei fattori associati a tutti i tipi di malattia.
In effetti uno studio pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine ha rilevato che il trauma associato a una diagnosi di cancro può causare un aumento di 26 volte della "multi-resistenza ai farmaci mediatori di adrenalina" e, successivamente, dei decessi legati al cuore.
Più rilevante in questa discussione è il fatto che solo il 2 per cento delle donne negli Stati Uniti che hanno una storia familiare di cancro al seno può risultare positivo al test per mutazione del gene. Secondo i Centers for Disease Prevention, "In alcune famiglie il cancro al seno o il cancro ovarico si verifica a causa di mutazioni ereditarie nei geni diversi da BRCA1 / 2. Tuttavia, questo è raro”.
Quando si affrontano le statistiche sulle cause del cancro ─ compreso il cancro al seno ─ le tossine ambientali battono la genetica a mani basse. Eppure quando è stata l'ultima volta che una importante fonte di informazioni ha pubblicizzato questo fatto?


La vera Agenda dell'industria medica

Questo fatto è probabilmente quello più difficile da digerire, ma è anche il più importante da capire e da non dimenticare mai. In primo luogo, la medicina convenzionale è un business! Come tale, il profitto, e non le persone, spesso regna sovrano. Subito dopo che Angelina Jolie aveva fatto il suo annuncio, le azioni della società di tecnologia medica Myriad Genetics sono salite in modo significativo. Questa azienda possiede brevetti sui geni BRCA 1 e 2 per uomo e donna, e ha più volte bloccato i test imparziali necessari per determinare la validità delle affermazioni di correlazione tra cancro al seno e BRCA.
Si stima che negli ultimi tre decenni siano state circa 1,3 milioni le donne che negli Stati Uniti sono state sovra-diagnosticate e sovra-trattate per apparente "cancro al seno". Quanti milioni di dollari sono andati ad aziende farmaceutiche e del settore medico in quel periodo? In primo luogo sulle terapie "preventive" e sui trattamenti, tra cui la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. E in secondo luogo sulle procedure di ricostruzione del seno e sui materiali, alcuni dei quali hanno dimostrato di provocare il cancro essi stessi! Quante seni, e quante vite, si sarebbero potute salvare negli ultimi 30 anni?
Studi epigenetici hanno dimostrato più e più volte che l'espressione genica può essere spenta da una corretta alimentazione e dalla diminuzione della tossemia. Questa è la scienza e le prove sono schiaccianti.


Signora Jolie, io rispetto la sua decisione personale di fare ciò che sentiva giusto per il proprio corpo. Avrei solo voluto che si fosse informata su tutti i fatti riguardo i BRCA 1 e 2 e sul cancro al seno in generale, prima di promuovere questa linea di condotta per le centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo che guardano a lei come un modello e che potrebbero seguire il suo esempio.

Veronique Desaulniers

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Pubblicato il 29 Agosto 2014

Agopuntura, informazione e malafede

(un post del 23 gennaio 2009, ripubblicato in Over.blog)

Colpirne uno per educarne cento

Pochi giorni fa Paolo Roberti di Sarsina, esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità, ha dichiarato all’Adnkronos che ormai il 23% degli italiani si cura con le medicine alternative o non convenzionali, con un risparmio per il SSN, sistema sanitario nazionale, di ben 40 milioni di euro.

Roberti di Sarsina ha aggiunto inoltre che “Le istituzioni italiane non hanno finora voluto né sono state capaci di mettersi al passo con questa realtà sociale ampiamente diffusa, disattendendo anche la Risoluzione sulle Medicine Non Convenzionali emanata sia del Parlamento Europeo (1997) che del Consiglio d’Europa (1999), né adottando il Piano strategico sulle medicine tradizionali, complementari e alternative dell’OMS (2002)

Dato che queste affermazioni hanno avuto una vasta risonanza sui media, le multinazionali del farmaco, toccate nei loro affetti profondi (leggi: introiti) non hanno preso tempo per lanciare la loro risposta.

Ed infatti ieri sul sito di Repubblica, un servizio (o “servizietto”) di Enrico Franceschini ci svelava finalmente che l’“Agopuntura è solo effetto placebo” e che“la tecnica cinese è stata ridimensionata”.

Come potevano le multinazionali del farmaco lasciare impunita una dichiarazione così irrispettosa e lesiva della loro autorità (e degli stratosferici fatturati)? Bisognava attaccare subito l’agopuntura, per colpire tutte le medicine non convenzionali. Colpirne uno per educarne cento, il vecchio motto è sempre valido.

Ma vediamo perché l’articolo di Repubblica, e lo studio su cui è basato, sono chiaramente in malafede. Il presunto “studio” condotto da ricercatori del Centro per la ricerca medica complementare dell’Università Tecnica di Monaco, si basa su un vecchio trucco, già abbondantemente usato negli anni ottanta dal sagrestano della scienza Piero Angela in una sua fortunata trasmissione televisiva.

Funziona così: Si prendono due gruppi di pazienti, sofferenti di una data patologia (nello specifico si trattava di generiche “forti emicranie”). Ai primi si somministra l’agopuntura tradizionale, ai secondi si infilano gli aghi a caso. Alla fine si ottengono uguali benefici in entrambi i gruppi, e l’effetto placebo sarebbe così dimostrato.

Questo procedimento, di pretesa scientificità, in realtà non ha nulla a che vedere con un esperimento realmente condotto in “Double Blind” (in doppio cieco, come viene abitualmente tradotto).

Chiunque conosca anche solo un poco di Medicina Cinese Tradizionale sa che una patologia così generica come l’emicrania può dipendere da infiniti fattori, che variano in maniera anche notevole da persona a persona. E che il trattamento deve necessariamente essere specifico ed individuale per ogni dato paziente. Lo stesso ago inserito nello stesso punto in due pazienti diversi può sortire risultati diametralmente opposti, dipendendo dalle condizioni fisiche, energetiche e patologiche del soggetto. [1]

Come si possa stabilire allora una procedura comune e standardizzata su un gruppo di “ben 6.736 pazienti, sofferenti di forti emicranie e mal di testa” è davvero incomprensibile. Si tratta quindi della applicazione scorretta di una metodologia, per arrivare a dimostrare una tesi preconcetta. E la dimostrazione della sostanziale scorrettezza del presunto studio arriva da un lapsus rivelatore dello stesso Klaus Linde, responsabile della ricerca:

“Senza dubbio saranno necessarie ulteriori ricerche per capire esattamente come funziona questa terapia prima che venga prescritta ai pazienti” (bontà sua) aggiungendo infine la perla: “I medici devono sapere quanto a lungo si protrarranno gli effetti dell’agopuntura e se dei terapisti più esperti possono effettivamente ottenere risultati migliori di terapiste che hanno avuto soltanto un addestramento di base”.

Ecco. La spiegazione è tutta lì. Una ricerca così seria e assolutamente “scientifica” è stata condotta da “terapiste che hanno avuto soltanto un addestramento di base”.

C’è bisogno di aggiungere altro?

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[1] Tra l’altro, detto incidentalmente, in Cina l’agopuntura è l’ultima risorsa della MTC, cui si arriva quando la terapia attraverso l’alimentazione e le erbe medicinali non ha sortito effetto.

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Con tag #Agopuntura, #disinformazione

Pubblicato il 24 Agosto 2014

Hamer e la lezione di Semmelweis

Dicono che il dottor Ryke G. Hamer, autore di una controversa teoria sul cancro ed altre malattie, sia una persona non molto equilibrata dal punto di vista psichico. Lo ha velatamente ipotizzato anche Umberto Veronesi, il noto esponente della Casta del Cancro.

Personalmente non so se sia vero. Molti degli atteggiamenti di Hamer mi sembrano in effetti quantomeno bizzarri. Certe sue prese di posizione (non mediche, ma politiche) lasciano davvero il tempo che trovano. Ed in fondo non giurerei sulla salute mentale di nessuno, tantomeno della mia.

Quello che so è che le teorie di Hamer sono estremamente interessanti, e che si legano a quel filone che parte proprio nel nostro paese con l’opera di Luigi Oreste Speciani. Negli anni ’60 Speciani fu il primo ad affermare che alla base del cancro c’è un enorme sofferenza psicologoca. Anzi, dell’Anima, come lui amava dire. E che non è possibile nessuna vera guarigione se non si affronta questo aspetto, il disperato dolore della Psikè. Il suo libro “Di Cancro si vive” fu una vera rivelazione per molti.

Ora Speciani era un grandissimo anatomo-patologo, molto stimato dai suoi colleghi e perfettamente inserito nell’ambito universitario del suo tempo. Insomma, non era certo un esponente della famigerata corrente new-age. Oggi, a più di trent’anni dalla sua scomparsa, i suoi allievi della Scuola di Medicina Integrata lavorano silenziosamente nell’ombra, senza cercare la luce dei riflettori, preferendo curare e guarire piuttosto che richiedere l’approvazione della “Scienza Ufficiale”.

Hamer invece ha avuto la grande colpa di essersi schierato apertamente, di essersi messo contro il grande business della “Ricerca sul Cancro”. E lo ha fatto spesso con i suoi modi, eccessivi, bizzarri, e forse un po’ folli.

Per questo mi ricorda molto il povero Ignaz Semmelweis che, nonostante la sua geniale scoperta, morì pazzo e screditato dalla “Scienza” del suo tempo. Vediamo la sua storia, come riportata su Il Diogene ( http://www.ildiogene.it/):

“Medico ungherese, Semmelweis è considerato lo scopritore della principale causa della febbre puerperale, e rappresenta un caso emblematico della chiusura del mondo scientifico di fronte alle nuove scoperte.

La febbre puerperale, ai tempi di Semmelweiss, uccideva misteriosamente migliaia di puerpere, soprattutto nei grandi ospedali. Semmelweiss, in seguito ad attente osservazioni e a una serie di coincidenze fortuite, giunse alla conclusione che la malattia fosse provocata dagli stessi medici e studenti i quali, secondo una prassi abbastanza comune a quel tempo, venivano spesso a visitare le pazienti dopo aver fatto pratica di dissezione dei cadaveri, in sala anatomia.

Per verificare la sua ipotesi, Semmelweiss ordinò che tutte le persone del suo reparto si lavassero bene le mani con una soluzione disinfettante (cloruro di calcio) prima di qualsiasi contatto con le pazienti.

Tale direttiva portò a una drastica riduzione dei decessi.

Il valore della scoperta(così semplice e geniale, n.d.r.), tuttavia, fu contestato aspramente dalla maggioranza dei medici del tempo, che gli rivolsero una tale quantità di accuse da provocare addirittura la sua espulsione dall’ospedale e in seguito anche dalla cattedra universitaria di Budapest, che gli era stata offerta nel 1885.”

Per dirla tutta, sembra che il carattere fumantino, un po’ bizzarro e non perfettamente ligio alle regole di Semmelweis contribuì non poco alla sua emarginazione. In ogni caso :

i dati che Semmelweiss forniva a sostegno della propria tesi erano molto eloquenti: nell’anno 1846, su 4.010 puerpere ricoverate nel suo reparto, ne erano morte ben 459 (più dell’11%); nel 1847, con l’adozione del lavaggio delle mani con cloruro di calcio verso la metà dell’anno, su 3.490 pazienti ricoverate, ne erano morte 176 (il 5%); l’anno successivo proseguendo la pratica del lavaggio, su 3.556 ricoveri, i decessi erano scesi ad appena 45 (poco più dell’1%). Questi risultati, anche se forse lasciavano ancora un piccolo margine di dubbio (poteva trattarsi di una semplice coincidenza) avrebbero dovuto almeno suscitare qualche interesse in coloro che avevano a cuore il progresso della medicina, così da spingere a nuove sperimentazioni per sottoporre a verifica l’ipotesi. Invece, essi vennero praticamente ignorati.” (1)

Dopo la pubblicazione della sua opera fondamentale Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale, l’opposizione nei confronti di Semmelweiss divenne ancor più agguerrita, tanto che egli, stanco e deluso, cadde in un lungo periodo di depressione. I suoi nemici ne approfittarono allora per farlo internare in un manicomio, dove poco dopo egli morì”. (2)

Migliaia di partorienti continuarono a morire, finchè alla lunga la teoria di Semmelweis non venne accettata. Ma questo fu possibile solo quando la generazione dei suoi contemporanei scomparve e venne sostituita da una generazione di giovani medici dalla mente aperta in grado superare i pregiudizi e le cristallizzazioni mentali dei vecchi baroni.

Come infatti ha spiegato acutamente Thomas Kuhn (3), nessuna teoria nuova e rivoluzionaria, per quanto geniale e ricca di prove, può essere accettata dall’establishment scientifico. Produce piuttosto una situazione di crisi, in cui la comunità cerca di negare o ridimensionare il fenomeno anomalo.

La nuova teoria viene accettata solo quando una nuova generazione di ricercatori, adottando un nuovo “paradigma”, riesce a superare gli schemi mentali della generazione precedente.

Oggi i vecchi baroni continuano a difendere chemioterapia, radioterapia e tutta quella devastante ed invasiva pratica “terapeutica”, peraltro molto redditizia, anche perchè non possono mutare il loro “paradigma”, con il quale hanno costruito la loro carriera e le loro conoscenze. Sarebbero costretti ad uno sforzo psicologico e mentale al di fuori della loro portata.

Di conseguenza tutte le teorie alternative sul cancro (Di Bella, Hamer, Kremer, ecc.) potranno essere seriamente prese in esame dall’establishment scientifico solo quando questa classe dominante scomparirà per vecchiaia.

Sta ad ognuno di noi decidere se aspettare (la maggior parte dei baroni è oltre i settanta) o se infischiarsene ed iniziare a pensare in maniera nuova da subito.

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(1) Oggi, seguendo la logica dei detrattori di Hamer, si potrebbe sostenere che Semmelweis, con la sua prassi, fece morire più di 220 pazienti in 2 anni.

(2) Tutto il corsivo virgolettato è tratto da: http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Semmelweis.html

(3) “La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche”, Thomas Kuhn

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Con tag #Scienza, #Scientismo, #Semmelweis, #Virus, #Contagio, #Hamer, #Medicina Germanica

Pubblicato il 24 Agosto 2014

Gli occhi chiusi della medicina

A proposito di Luigi Oreste Speciani, di cui ho parlato recentemente in un post, e dell’atteggiamento della medicina ufficiale, oggi mi è tornato in mente un episodio di molto tempo fa.

Una ventina di anni or sono mi capitò di conoscere uno dei più valorosi allievi di Speciani, Ezio Zucconi Mazzini, allora assistente primario di ematologia, poi psicoanalista bioenergetico, allievo e amico di Alexander Lowen, con una lunga serie di altre specializzazioni e benemerenze che ora non ricordo.

Andai a trovarlo nell’ospedale dove lavorava come ematologo. Aveva il suo studio in una soffitta, dove curava i suoi pazienti applicando le teorie di Speciani: non si può curare l’uomo se non si cura anche la sua anima (1)
E quel giorno mi raccontò un episodio illuminante.
Poco tempo prima aveva guarito un ragazzo dalla colite ulcerosa cronica, malattia incurabile secondo la medicina ufficiale (2), attraverso un attento lavoro di psicoterapia integrato con trattamenti omeopatici e cure naturali.

A guarigione avvenuta, la mamma del ragazzo, felice ed incredula, aveva riportato suo figlio dallo specialista che in precedenza aveva avuto in cura il ragazzo per mesi senza ottenere alcun risultato.
Lo specialista non aveva potuto che constatare l’avvenuta guarigione, senza peraltro riuscire a dare alcuna spiegazione.

A questo punto Ezio mi guardò negli occhi e mi pose una domanda: “Cosa avresti fatto tu, al posto di quel medico di fronte ad un fatto così incredibile?”.
La risposta era chiara, e non ci pensai nemmeno un attimo: “Ti avrei telefonato al volo, per sapere come c’eri riuscito”.
Lui sorrise, scosse il capo e disse sconsolato: “Ci credi che questo collega non ha voluto nemmeno sapere il mio nome? Ha semplicemente cancellato il fatto dalla sua casistica. E probabilmente lo cancellerà anche dalla sua memoria.”

Lascio trarre ai miei sparuti lettori le conclusioni di questa storia.
Aggiungo solo che spesso coloro che chiedono prove e verifiche “scientifiche” quando si parla di medicine non ufficiali, sono un po’ simili a quel medico specialista.

Quando le prove arrivano, fanno finta che siano dovute al caso o che non esistano, piuttosto che aprire gli occhi e rimettere in discussione le proprie conoscenze limitate.

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1 – Scriveva il medico Luigi Oreste Speciani: “le malattie che la medicina attuale non sa curare – cancro compreso – vengono… da un turbamento dell’Id (cioè dell’anima vegetativa, Nefesh ebraico, forma corporis tomasiana, aura di Kirljan, orgone di Reich, prahna) da non confondersi con l’anima sopravvivente, cioè il Ruak-sheol ebraico, la substantia spiritualis di San Tommaso, oggetto delle speculazioni metafisiche e teologiche”.
Nell’individuo l’unità mente-corpo è inscindibile. La medicina sintomatica si affanna inutilmente a curare l’organo perdendo di vista l’insieme, la totalità dell’individuo, sintesi di anima e soma, che è la comprensione di tutto.
Oreste Speciani questo lo aveva ben compreso e affermava che: “La chiave del mistero è la natura psicosomatica dell’uomo” e che “l’uomo è l’unica medicina di se stesso, e che nessuno dei nostri superbi interventi è capace di guarire, ma solo di aiutare l’uomo a farlo”.

2 – che infatti si limita alla soppressione dei sintomi e degli effetti più gravi con trattamenti a base di cortisone ed immunosoppressori, quando non arriva all’asportazione chirurgica del colon

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Scritto da Gian Paolo Vallati

Con tag #Scientismo, #Scienza, #Speciani